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 Scheda Nuovo Itinerario 
 

21 gennaio 2005
Redazione intraisass
Alberto Peruffo


 

 Vajo BettegaMaslowsky
o Via ItaloPolacca

Cima Mosca
Parete Nord

 

Ecco una nuova bella e logica linea sulla parete Nord di Cima Mosca, la poderosa piramide di roccia che si erge sopra il Vajo dei Colori, montagna simbolo dell'alpinismo invernale sulle Piccole Dolomiti grazie agli affascinanti itinerari che la percorrono e, soprattutto, all'immagine di copertina dell'ormai introvabile guida Vajo che passione di Tarcisio Bellò. Ed è proprio prendendo spunto da una delle ultime linee aperte da Tarciso Bellò e compagni, il Vajo Filo d'Arianna, che è nata la nostra idea di tirare su una linea diretta in centro parete, quando le condizioni lo avrebbero permesso.


Vajo BettegaMaslowsky o via ItaloPolacca (foto Tarcisio Bellò)
>> cliccate sulle immagini per ingrandirle <<

L'occasione si è presentata domenica 16 gennaio, con condizioni di innevamento perfette. Lo sviluppo è sui 400 metri. Il primo e l'ultimo quarto hanno le caratteristiche del vajo vero e proprio, su solchi ben marcati e innevati. 9 tiri di corda mai superiori ai 30 metri per obiettiva pericolosità se più lunghi. Difficoltà, fuori dai canali (tra i 50 e gli 80°), mai banali, a volte molte sostenute, con passi di misto di V o VI, circa :-[ è difficile valutare il misto al giorno d'oggi, una difficoltà di per sé poco determinabile e molto variabile, e che negli ultimi anni ha visto imbavagliare la sua poco-determinatezza su pareti preventivamente attrezzate, più determinabili, tanto da permettere di rompere gli argini che contenevano le difficoltà tecniche del misto classico, contenute per congenita natura delle pareti e delle protezioni naturali che esse offrivano ]-: I ramponi non si possono, in pratica, togliere mai, dall'inizio alla fine. I tratti prevalentemente rocciosi sono tutti stati collegati mediante arrampicata su effimeri lenzuoli di neve. Soste a volte scomode. Sconsigliata la ripetizione a cordate di tre.

Le vie del grande Ottone Menato, uno dei più importanti esploratori delle montagne vicentine, stanno a dx e a sx, come si vede egregiamente nella guida di Pieropan, nello schizzo a pag. 169, che per quanto approssimativo, coglie inequivocabilmente le linee della montagna (le stesse relazioni, LAV 1958, confermano senza equivoci l'indipendenza della nostra linea). D'altra parte salire questa parete d'estate, dove molto si muove, è davvero un gioco d'azzardo.

Penso che la definizione di vajo stia alla nostra via, come nota giustamente Bellò, un po' stretta. Nondimeno metà della via ha le caratteristiche del vajo e abbiamo preso spunto dalla sua importante realizzazione sulla stessa parete, il Vajo Filo d'Arianna, le cui caratteristiche ci sembrano le stesse.

Ci sembrano: appena si presenterà l'occasione andremo a ripeterla, così da poter valutare in modo migliore il nostro itinerario. Comunque sia, vajo o non vajo, la linea è davvero bella e molto logica quando nella logica di chi la percorre entrano le alte difficoltà. E noi ci siamo divertiti molto, come si potrà osservare dall'eterno sorriso del mio compagno, Ivo Ferrari, e dalla prolifica serenità che ci ha permesso di raccogliere moltissime immagini. Per il momento le foto sono a senso unico e aspettando le diapositive di Ivo pubblico le mie sperando divertano lo stesso i nostri lettori.

Un'ultima cosa: la nuova via è stata chiamata curiosamente Vajo Bettega-Maslowsky, o Via Italopolacca, due nomi in apparenza altisonanti: Bettega è il cognome di una dinastia di grandi guide alpine dolomitiche, mentre il secondo cognome ricorda il rigore e le capacità degli alpinisti polacchi nelle ascensioni invernali. In verità è un omaggio alle nostre compagne, Martina Bettega, mia moglie, e Federica Maslowsky, fidanzata lecchese di lontana origine polacca del mio simpatico amico bergamasco. Simpatico e pazzerello. Non ci credete? Fate un salto nella prima foto di via e vi accorgerete che le corde stanno andando su da sole mentre io mi stavo ancora imbragando! Appena il tempo di tirare fuori la macchina digitale per poi iniziare una ripida rincorsa.

Buone arrampicate.

Alberto Peruffo
Montecchio Maggiore, 21 gennaio 2005

 

__________

 

DESCRIZIONE:

A  metà del Vajo dei Colori, in corrispondenza della curva che porta a sx sul Vajo Valdagno, a dx sul primo importante restringimento (proseguendo ancora a dx si va sul Vajo nascosto), si sfiora la parete Nord di Cima Mosca. Sul punto più basso inizia un ripido canale.

1 lungh: si percorre tutto il canale, con qualche passo di misto, fin sopra a una cornice che delimita una prima parete, dove si fa sosta.

2 lungh: si attraversa a sx e si sale per uno stretto canalino fino alla base di un diedro camino.

3 lungh: si percorre il diedro camino, obliquando a dx su difficile passaggio obbligato.

4 lungh: zigzagando su neve ripida si arriva a ridosso di una verticale parete. Delicatamente, sempre su neve, si attraversa a dx per fare sosta nei pressi di una nicchia, sotto a un salto.

5 lungh: ci si alza con difficile passaggio e verticalmente si raggiunge la base del caratteristico diedro-camino a forma di mezzaluna, ben evidente dal basso.

6 lungh: si percorre verticalmente il diedro ghiacciato fino a una nicchia, sotto a pronunciati strapiombi.

7 lungh: si attraversa a dx su esile cengia nevosa per aggirare lo spigolo, dove un lenzuolo di neve permette di raggiungere una comoda cengia

8 lungh: obliquando a sx, si rimonta in cima un pilastro, dalla cui sommità si prende un verticale salto di ottima roccia. Con gradoni e delicati passaggi verso dx si arriva alla base dell'ultimo sbarramento roccioso.

9 lungh: lo si supera con due difficili passaggi, il primo dei quali, per evitare un sicuro sbandieramento, lo si supera aiutandosi in appoggio con il ginocchio (il cosiddetto MGdEX, misto ginocchio destro estremo ;-). Si raggiunge infine un'affilata cornice nevosa che delimita l'anticima Nord di Cima Mosca

Si prosegue in conserva verso sinistra per c. 150 metri su ripidi pendi nevosi e uno stretto canale che porta ai gradoni di vetta.


Avvicinamento: dal Rifugio Campogrosso o dal Rifugio alla Guardia per il Vajo dei Colori (1 ora e 30)

Discesa: da Cima Mosca si scende per la Cresta Sud e per il Boale Mosca (1 ora)

Tempi di Salita: 4 ore

Dislivello totale: c. 750 metri da Campogrosso, c. 1050 dalla Guardia.

Materiale: alpinistico invernale completo, 1 piccozza, 1 martello, chiodi e friend.

 

Bibliografia:
TARCISIO BELLO', Vajo che passione - Alpinismo invernale in Piccole Dolomiti e Pasubio, Valdagno 2000
GIANNI PIEROPAN, Piccole Dolomiti Pasubio, Guida CAI-TCI 1978

Collegamenti:
Hypermosca e Intramosca
Filo d'Arianna

    Ivo osserva la parete...
a sx FILO D'ARIANNA...
    ... e va all'attacco...
    ...dimenticandosi del compagno...
[osservate con attenzione l'immagine]
    ...le prime difficoltà...
    ...all'interno del primo diedro camino...
    ...il nostro compagno scompare
per inserire un difficile chiodo...
    ...cornici sotto di noi...
    ...e a fianco di noi...
    ...un'occhiata al panorama...
    ...mentre Ivo inizia il diedro
ghiacciato...
    ...difficile e freddo...
    ...dettaglio...
    ...un primo piano...
    ...e un'indicazione da dove siamo
sbucati, abbastanza fuori piombo...
    ...in cerca di lenzuoli di neve...
    ...si aggira imprevedibilmente
lo spigolo...
    ...la felicità in sosta...
    ...dettaglio...
    ...ormai molto in alto, osservate l'attacco,
ora a filo di piombo...
    ...il misto moderno non lo prevede?
...MGdEX, misto ginocchio dextremo...
    ...siamo fuori...di/da cosa...non si sa...
    ...una gradita sorpresa: inaspettata
visione dell'Intramosca...
    ...si prosegue su ripida neve...
    ...molto piacevole...
    ...ottimi canalini...
    ...e la foto di vetta...
1

 

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