L'andamento
sinuoso di una linea continua unisce le diverse dorsali di rilievi, di alture,
di colli. Immaginarie e immaginate masse rocciose si stagliano – da protagoniste
– su orizzonti che tali non sono.
Montagne-barriera, come sagome fantasmatiche e a volte eteree, costrette da
cieli pesanti e incombenti sui cui profili è la forza del colore, dato a colpi
di pennello orizzontali, a premere, a dar loro forma.
Montagne ritagliate come quinte di teatro, ma di per sé rappresentazione
esauriente. Montagne adagiate su un lago, che come prue di nave vi avanzano, lo
solcano e al tempo stesso lo circondano e lo dominano.
Montagne provate dalla tettonica, smangiate da gestuali pennellate come colate
laviche.
Ne emerge un
contrasto di forze. Una invincibile tensione che le trattiene ancorate al suolo.
Una palpitante energia che le spinge verso l'alto e che contrasta gli opprimenti
cieli spatolati di verdi bituminosi.
Gli stessi verdi che, a stilettate, tormentano larici isolati e schiere di abeti
in cammino, compattati a creare boschi. Questi ultimi ci appaiono a volte come
pacifici cortei, a volte inquietanti folle, a volte tormentati prigionieri della
terra, spettatori di viali artificiali (quasi le spighe dei Corvi in un campo
di grano di Van Gogh).
E' quanto si
legge in alcuni degli ultimi paesaggi creati da Pierluigi Pusole ed
esposti a Torino, presso la Galleria In Arco. Quanto basta per darci una idea di
quello che è M2 ovvero il suo Mondo due. Un mondo che non descrive
il paesaggio reale e che non ha neppure bisogno di appoggiarvisi per ricavarne
una astrazione.
Lo scarto è in un certo senso doppiamente filtrato: una sorta di ragionata
astrazione dall'astrazione. Pusole parte sì da una idea di paesaggio ma non ha
intenti di imitazione della realtà se non in quanto elaborato riflesso di una
traccia impressa nella memoria. La sua.
“Io
continuo a partire dal paesaggio, che è solo un pretesto: mi interessano la
natura, il paesaggio, perché sono il sistema formale più complesso. Io voglio
entrare in competizione con il sistema formale più complicato e aperto, quello
che rielabora sempre nuove informazioni”.
Di una sfida
infatti si tratta, fatta con i pennelli e i colori, ardita e libera, benché
limitata all'interno dei confini di una tela. Sotteso a questa forma di libera
competizione, strettamente aderente ad essa, sta infatti un lucido e cosciente
concetto di limite, di confine autoimposto. Limite in qualche modo vigile e reso
visibile in queste opere da linee perimetrali di stanze – solo accennate – che
racchiudono, senza chiuderli completamente, i paesaggi proposti. Limite interno
proiettato e iterato all'esterno negli ambienti in cui la mostra è allestita,
grazie ai teli tesi sopra le nostra teste a fingere un abbassamento dei soffitti
(anche il pavimento verde – casualmente – contribuisce, iterando le tinte
dominanti nei quadri esposti - a un effetto di straniamento e trasposizione in
un'altra dimensione).
Un rigore
autodisciplinato che contraddistingue questo artista nella sua unicità e
complessità ha condotto la critica alla felice definizione di fautore di
“rivoluzioni copernicane” e demiurgo che fonde “teoria del genio romantico e
pensiero logico-matematico” (Luca Beatrice, 2003).
La
competizione e il rigore sono istanze che comportano una faticosa ricerca, il
rimettersi in discussione, il volersi reinventare attraverso l'azzeramento e un
nuovo inizio, proprio come avviene nell'ascendere ogni volta verso una nuova
cima. Pusole ha adottato a questo fine un metodo, quello della serie:
dimostrazione di una parte delle infinite varianti, delle sempre nuove
possibilità che la sua fertile immaginazione può creare a partire da un'idea, da
una immagine, da un concetto, come è accaduto con la precedente Standard,
realizzata nel 2001 a Milano nello Studio d'Arte Cannaviello (che dal 1994 ha
instaurato con Pusole un percorso progettuale di mostre personali). Numerosi
anche in quest'ultima i sussulti geologici di cime, catene montuose e
immaginarie curve di livello, tutte giocate su una dominante di giallo. E di
precedenti se ne potrebbero citare ancora molti, tutti racchiusi nel ciclo
programmatico e scandito lungo un decennio dal titolo Io sono Dio, che
comprende anche M2.
Aspettiamo.
Tra non molto avremo modo di vedere le nuove rotte della pittura nella prossima
raffica di M2 di (Dio) Pusole.