intraisass


Rivista di Letteratura, Alpinismo e Arti Visive   
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

Mondo due
Pierluigi Pusole

recensione di Melania Lunazzi

Galleria In Arco
Piazza Vittorio Veneto, 3
10124 Torino
Tel. 0118122927 – Fax 0118122927
Orario: dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30
mailto:info@in-arco.com
http://www.in-arco.com/
 

L'andamento sinuoso di una linea continua unisce le diverse dorsali di rilievi, di alture, di colli. Immaginarie e immaginate masse rocciose si stagliano – da protagoniste – su orizzonti che tali non sono.
Montagne-barriera, come sagome fantasmatiche e a volte eteree, costrette da cieli pesanti e incombenti sui cui profili è la forza del colore, dato a colpi di pennello orizzontali, a premere, a dar loro forma.
Montagne ritagliate come quinte di teatro, ma di per sé rappresentazione esauriente. Montagne adagiate su un lago, che come prue di nave vi avanzano, lo solcano e al tempo stesso lo circondano e lo dominano.
Montagne provate dalla tettonica, smangiate da gestuali pennellate come colate laviche.

Ne emerge un contrasto di forze. Una invincibile tensione che le trattiene ancorate al suolo. Una palpitante energia che le spinge verso l'alto e che contrasta gli opprimenti cieli spatolati di verdi bituminosi.
Gli stessi verdi che, a stilettate, tormentano larici isolati e schiere di abeti in cammino, compattati a creare boschi. Questi ultimi ci appaiono a volte come pacifici cortei, a volte inquietanti folle, a volte tormentati prigionieri della terra, spettatori di viali artificiali (quasi le spighe dei Corvi in un campo di grano di Van Gogh).

E' quanto si legge in alcuni degli ultimi paesaggi creati da Pierluigi Pusole ed esposti a Torino, presso la Galleria In Arco. Quanto basta per darci una idea di quello che è M2 ovvero il suo Mondo due. Un mondo che non descrive il paesaggio reale e che non ha neppure bisogno di appoggiarvisi per ricavarne una astrazione.
Lo scarto è in un certo senso doppiamente filtrato: una sorta di ragionata astrazione dall'astrazione. Pusole parte sì da una idea di paesaggio ma non ha intenti di imitazione della realtà se non in quanto elaborato riflesso di una traccia impressa nella memoria. La sua.

Io continuo a partire dal paesaggio, che è solo un pretesto: mi interessano la natura, il paesaggio, perché sono il sistema formale più complesso. Io voglio entrare in competizione con il sistema formale più complicato e aperto, quello che rielabora sempre nuove informazioni”.

Di una sfida infatti si tratta, fatta con i pennelli e i colori, ardita e libera, benché limitata all'interno dei confini di una tela. Sotteso a questa forma di libera competizione, strettamente aderente ad essa, sta infatti un lucido e cosciente concetto di limite, di confine autoimposto. Limite in qualche modo vigile e reso visibile in queste opere da linee perimetrali di stanze – solo accennate – che racchiudono, senza chiuderli completamente, i paesaggi proposti. Limite interno proiettato e iterato all'esterno negli ambienti in cui la mostra è allestita, grazie ai teli tesi sopra le nostra teste a fingere un abbassamento dei soffitti (anche il pavimento verde – casualmente – contribuisce, iterando le tinte dominanti nei quadri esposti - a un effetto di straniamento e trasposizione in un'altra dimensione).

Un rigore autodisciplinato che contraddistingue questo artista nella sua unicità e complessità ha condotto la critica alla felice definizione di fautore di “rivoluzioni copernicane” e demiurgo che fonde “teoria del genio romantico e pensiero logico-matematico” (Luca Beatrice, 2003).

La competizione e il rigore sono istanze che comportano una faticosa ricerca, il rimettersi in discussione, il volersi reinventare attraverso l'azzeramento e un nuovo inizio, proprio come avviene nell'ascendere ogni volta verso una nuova cima. Pusole ha adottato a questo fine un metodo, quello della serie: dimostrazione di una parte delle infinite varianti, delle sempre nuove possibilità che la sua fertile immaginazione può creare a partire da un'idea, da una immagine, da un concetto, come è accaduto con la precedente Standard, realizzata nel 2001 a Milano nello Studio d'Arte Cannaviello (che dal 1994 ha instaurato con Pusole un percorso progettuale di mostre personali). Numerosi anche in quest'ultima i sussulti geologici di cime, catene montuose e immaginarie curve di livello, tutte giocate su una dominante di giallo. E di precedenti se ne potrebbero citare ancora molti, tutti racchiusi nel ciclo programmatico e scandito lungo un decennio dal titolo Io sono Dio, che comprende anche M2.

Aspettiamo. Tra non molto avremo modo di vedere le nuove rotte della pittura nella prossima raffica di M2 di (Dio) Pusole.

Melania Lunazzi
© Dicembre 2004 intraisass

 

1

2 3
4 5

Immagini pubblicate per gentile concessione dello Studio d'Arte Cannaviello ©

 

1. Standard 14 (26), 2003, 78x65, tec. mista su tavola

2. Io sono Dio, 2001, 60x50, tec. mista su tela (1)

3. Io sono Dio, 2001, 180x150, tec. mista su tela (2)

4. M2, 2004, 50x60, tec. mista su tavola (1)

5. M2, 2004, 50x60, tec. mista su tavola (2)

 

(copertina)

copyright© 2000-2004 intra i sass

all rights reserved

Antersass
Casa Editrice