 | Sabato 7 luglio.
Approfondimento 2
Relazione della salita
Sono Giampaolo Corona e questa è la relazione
della mia salita al Makalu Himal (8475 m). Premetto che questo è
stato per me il primo ottomila. Ho un po' “patito” ed i ricordi
non sono lucidi al 100%.
CAMPO 3 Makalu Lha (7500 m). Dopo aver salutato Renzo, che è
impossibilitato a proseguire per la
forte tosse, sono partito verso mezzanotte insieme a Gelinde
e Karl; subito dietro tre alpinisti dell'altra spedizione austriaca
(Carinzia) ed un altro alpinista del gruppo di Gelinde. Il tempo è
bello e fa molto freddo. Dopo circa due ore arriviamo al CAMPO 4
dove Gelinde dice che non sente più i piedi. La faccio entrare
nella nostra tenda, montata per emergenza, dove Karl, il loro medico
che è anche guida, cerca di riattivarle la circolazione; ed io,
chiedo da bere per lei, alla tenda degli iraniani scesi il giorno
prima, e agli altri austriaci giunti nel frattempo, in quanto il mio
kamelback (borraccia dorsale) era ghiacciato.
Ancora adesso non capisco il motivo per cui nessuno mi diede da bere
per Gelinde.
Fuori dalla tenda, senza muovermi stavo congelando, così comunicai
a Gelinde e Karl che sarei proseguito da solo.
Davanti a me vedevo in lontananza tre frontali (alpinisti coreani) e
quelle degli altri austriaci che erano nel frattempo ripartiti.
Era molto freddo, - 30°, e al sopraggiungere dell'alba, assieme ai
4 austriaci che erano 50 metri sopra di me, decidiamo tutti di fare
una pausa per scaldarci, appena sotto ai seracchi attrezzati.
Da lì ho visto Karl partire dal CAMPO 4. L'altro austriaco del
gruppo di Gelinde torna indietro, mi passa davanti e scende fino a
Karl. Scambia delle parole con lui e si gira di nuovo in su.
Appena sopra i seracchi, dopo un pendio obliquo a sinistra raggiungo
gli altri 3 austriaci. A dire la verità non c'è stata molta
conversazione fra noi, ma io contavo in un aiuto reciproco in caso
di bisogno. Ci alterniamo a pestar neve nella “conca” sotto il
“French Coluoir”.
Appena prima del traverso che lo precede ci fermiamo e Karl ci
raggiunge dicendo che ha perso i pantaloni in gore-tex, e ne indossa
un paio di fortuna che aveva nello zaino. Dietro c'è l'altro
austriaco.
Attacchiamo il canale che è formato da risalti di roccia e neve, i
3 austriaci della Carinzia, Karl, io e l'altro alpinista. Ci sono
raffiche di vento che sparano giù la neve mossa dagli altri sopra
di me e faccio fatica a guardare su.
Ad un certo punto, l'ultimo alpinista sopra di me (Karin), fa cadere
un sasso grande come un pallone e lo schivo appiattendomi contro un
masso. E' troppo pericoloso e decido di fermarmi lì finché non
saranno fuori dalla verticale.
Poi proseguo e, prima di uscire in cresta in una zona esposta al
vento, aspetto l'ultimo alpinista dietro di me perché volevo farmi
riprendere con la videocamera.
Forse per stanchezza o perché portava occhiali a maschera e
moffoloni, mi accorgo che sbaglia inquadratura continuamente.
Qui, faccio il collegamento radio con Narci e Renzo e comunico che
sono sulla cresta. Poi proseguo sulla cresta rocciosa cercando di
evitare i risalti a destra e a sinistra. Mi metto i moffoloni poiché
uso di radio e videocamera mi stavano causando un principio di
congelamento.
La cresta di roccia e neve che precede l'anticima, non essendo
difficile, permette di seguire diversi percorsi. Io cercavo di
evitare le raffiche di vento e mi fermavo ogni tanto per sbattere le
mani.
Non riuscivo a vedere dov'erano gli altri alpinisti. Gli unici che
avevo osservato erano probabilmente i tre coreani sull'anticima. Ho
proseguito fin sotto il risalto di roccia dell'anticima dove,
sbagliando, ho provato a passare a sinistra. Poi ho capito che il
passaggio era a destra, sopra un caratteristico pilastro su un
ripido pendio di neve. Mi fermavo spesso a sbattere le mani e la mia
lucidità non era delle migliori.
Fra l'anticima e la vetta c'è una cresta di neve, prima in piano
poi più ripida con le tracce quasi cancellate dal vento. La cima è
di neve con roccette sulla destra e pendio ripido sulla sinistra
salendo.
Sulla vetta, oltre a non essere molto cosciente, l'insensibilità
delle mani sotto due paia di guanti non mi ha permesso di aprire la
cerniera della tuta e manovrare la videocamera digitale né tanto
meno la radio.
La discesa è stata un calvario; non ricordavo bene la via di salita
e dopo la cresta le roccette sembravano tutte uguali. Non posso dire
con assoluta certezza se ho visto delle persone. L'unica che ricordo
era Gelinde che stava salendo. Poi, più sotto, l'altro alpinista
dato poi per disperso.
Anche sul ghiacciaio, quando è salita la nebbia, sono sceso dritto
ed è stato un caso non finire sopra i seracchi o in un buco.
Per fortuna, abbassandomi di quota ho cominciato a stare un po'
meglio ed ho raggiunto prima il CAMPO 4 e quindi il CAMPO 3 dove mi
sono rifocillato e dove mi attendevano Renzo, Seba e Donato. Con il
loro fondamentale aiuto abbiamo intrapreso la discesa, lunghissima,
e siamo arrivati al CAMPO BASE AVANZATO a tarda notte.
Giampaolo Corona
*A margine della relazione di Giampaolo Corona
sulla salita alla cima, dobbiamo fare alcune considerazioni per
chiarire meglio i punti oscuri evidenziati dai “colleghi”
austriaci.
Nell'ultimo collegamento col Campo Base verso le ore 13.00,
Giampaolo comunica che è sulla cresta e che si avvia verso la cima.
Logico che questa notizia provochi una forte emozione nei compagni
in trepidante attesa fin dal giorno prima, e che qualche grido di
gioia udito anche nelle vicine tende viene interpretato come l'arrivo
in vetta.
Dalla cresta alla cima, invece, è passato ancora del tempo (circa
un'ora e mezza).
Per quanto riguarda il fatto che gli alpinisti austriaci abbiano
visto Giampaolo scendere, ancor prima di arrivare in cresta, ci sono
una molteplicità di versioni e resoconti di coloro che quel giorno
raggiunsero la cima, che contribuiscono ad aumentare le convinzioni
più o meno discordanti sulla reale sequenza dei fatti.
Inoltre, nei giorni passati al Campo Base dopo la salita alla cima,
abbiamo passato molto tempo assieme agli austriaci, amichevolmente e
mai nessuno di loro ha mosso dubbi o quant'altro sulla salita di
Giampaolo.
A riprova dei buoni rapporti c'è il fatto che dovendo loro
rientrare per un altro percorso (Sherpani Col) ed essendo a corto di
viveri, hanno accettato volentieri un bidone di vettovaglie della
nostra spedizione che risolveva in modo ottimale un loro problema.
Queste precisazioni erano doverose, viste le polemiche ed i dubbi
sorti dopo le dichiarazioni degli alpinisti della Carinzia.
Ora però vorremmo mettere una pietra sopra questa vicenda.
Abbiamo salito il Makalu seguendo un'etica alpinistica che ci viene
dalla lunga tradizione delle Aquile, non usando ossigeno, né il
formidabile aiuto degli sherpa d'alta quota.
Preferiamo usare le nostre energie per salire le Pale di San Martino
e per sognare la prossima avventura in alta quota.
Le Aquile
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 | Programma
serate
Venerdì 15 giugno: ore
21, Auditorium di Fiera di Primiero, serata celebrativa della
spedizione MAKALU 2001, con anteprima del video, pannelli
fotografici, interviste, conferenze stampa.
Serate organizzate con il Parco
Naturale Paneveggio - Pale di San Martino aventi per soggetto la
spedizione Makalu 2001 nell'ambito dell'iniziativa "Un Parco
da conoscere, un Parco da vivere":
venerdì 20 luglio,
Lisiera di Tonadico, Tonadico/Transacqua, ore 21
mercoledì 11 luglio,
Palazzo delle Miniere, Fiera di Primiero, ore 21
lunedì 6 agosto, località
Sieghe, Imer/Mezzano, ore 21
giovedì 9 agosto, Sala
Congressi, San Martino di Castrozza, ore 21
lunedì 13 agosto, Sala
Cassa Rurale, Canal San Bovo, Vanoi, ore 21
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 | Lunedì 28 maggio.
Approfondimento 1
Crediamo doveroso, verso i numerosissimi
navigatori affezionati che ci hanno seguito, allegare alcune note
informative a conclusione della nostra avventura. Ci scusiamo
inoltre del rilassamento con cui abbiamo lasciato passare questi
giorni di rientro, ma siamo certi di una benevola comprensione.
Ecco una breve cronaca degli ultimi giorni.
Giorno 18. Ultimo collegamento dal CBA, data dello
smantellamento della stazione satellitare di comunicazione
Internet.
Giorno 19. Ore 6.30, preparazione degli ultimi bagagli,
smontaggio tende, rimozione rifiuti e nella tarda mattinata inizio
della discesa all'Hillary Base Camp, circa 1000 metri più in basso
attraverso morene glaciali con una discreta veduta del Lhotse e
dell'Everest, tra le continue nuvolaglie. Arrivo all'HBC nel
pomeriggio, attesa dei portatori, allestimento delle tende per
l'ultimo pernottamento, pittoresco mercanteggiare di bidoni vuoti e
brandine con i nepalesi, visita serale ai laghi glaciali (Pokhari) e
ultima, allegrissima nottata, con portatori ubriachi (dopo le nostre
mance), canti nepalesi fino all'alba, eccetera.
Giorno 20. Ore 7.00, arrivo dell'elicottero sovietico (Sikorsky??),
carico inverosimile di tende, bidoni, casse, tende, portatori,
alpinisti e... 40 minuti dopo atterraggio a Tumlingtar con un
dislivello di 4300 metri: primi prati, erba verde, campi coltivati,
appetito improvviso, birre nepalesi. Basta giacche in piuma,
sottopantaloni, berretti, guanti, doppio paio di calzini e tutti a
ricercare disperatamente i pantaloncini in fondo ai bidoni.
Trasferimento, mediante Twin Otter della compagnia Yeti Airways, a
Kathmandu con arrivo alle ore 11.00 all'aeroporto e poco dopo in
albergo. DOCCIA E LENZUOLA DOPO 47 GIORNI.
Giorno 21. Completamento delle formalità, conti, controllo
bagaglio, e riepilogo economico presso la agenzia Thamserku con il
proprietario Mr. Sonam Sherpa e Mr. Parasuli. Giornata libera per i
componenti, grosso lavoro per un barbiere bravissimo che provvederà
a sbarbarci sistematicamente anche fuori orario. La sera, cena di
gala, presso un ristorante nepalese di lusso con danze tipiche in
costumi tradizionali ospiti di Mr. Sonam.
Giorno 22. Giornata libera ed alla sera cena congiunta con la
spedizione austriaca Naturfreunde: Hermann, capospedizione
con signora, Herbert, Franz, Gerlinde. Erano invitati anche Prem
Limbu (sirdar o responsabile) e Indra Raj (kitchen boy)
della nostra spedizione. Appuntamento inoltre alla birreria Tom
& Jerry con i membri della spedizione cilena a cena conclusa:
grande serata di addio a Kathmandu.
Giorno 23. Revisione dei pesi dei bidoni, preparativi alla
partenza e alle ore 15.00 partenza verso l'aeroporto internazionale.
Solite difficoltà di imbarco, telex da Roma per convalida dei pesi
(grazie Paola sei stata meravigliosa), telefonate, check-in, e
finalmente verso le ore 19.00 decollo dal Nepal con direzione Abu
Dhabi negli Emirati Arabi.
Giorno 24. Ore 7.30, arrivo a Malpensa e primo
affettuosissimo abbraccio con i familiari, con le altre Guide
Alpine, con i simpatizzanti primierotti che erano partiti in
Primiero alle 2.00 di notte. Grazie Giuseppe Segat per le
facilitazioni doganali. Ore 15.00, prima accoglienza in valle, ai
Masi dove i sindaci e altri simpatizzanti ci hanno accolto alla
primierotta con commoventi parole di benvenuto. Ore 18.00, sfilata
attraverso il paese di Fiera e Transacqua con la partecipazione di
numerosissimi primierotti, autorità, sindaci, gruppi folkloristici,
Guardia di Finanza, rappresentanze di ogni tipo fino al tendone
dove, dopo i saluti rituali delle autorità provinciali,
comprensoriali, comunali, ricevimento di targhe a ricordo della
salita, diplomi, eccetera, abbiamo comunicato al pubblico le nostre
brevi impressioni di scalata e ringraziato tutti per l'ncredibile
solidarietà dimostrataci. Il resto della festa è proseguito fino a
notte inoltrata con birra, assaggi, musica e migliaia di strette di
mano.
Settimanalmente intendiamo aggiornare questo sito sulle evoluzioni
post-Makalu mediante un breve riepilogo degli avvenimenti in modo da
non perdere (o perlomeno farlo con gradualità) questo ormai
affettuoso legame che ha unito con passione (e noi non lo sapevamo)
le Aquile di San Martino e i numerosissimi appassionati navigatori
del sito Makalu2001.org.
Grazie di cuore a tutti e a
risentirci le prossime settimane.
Le Aquile
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