intraisass

copertina

 

Rivista di Letteratura, Alpinismo e Arti Visive
 

nota 80/04 del 31-05-04
 
ALPINISMO  31 maggio 2004.
Everest: completata la Direttissima sulla parete Nord!

nota 79/04 del 27-05-04
 
ALPINISMO  27 maggio 2004.
Sospensione himalayana: la parete Nord dello Jannu è caduta, onore al lavoro degli alpinisti russi. Dettagli su meriti o stile ce lo racconteranno al ritorno. Sull'Everest i giochi si stanno chiudendo. A Sud 150 persone accertate hanno raggiunto la cima. Da Nord la conta è ancora in corso. Potrebbero sbucare, inaspettati, ancora [i] russi. Capaci di tirare su linee dove pure la fantasia più coraggiosa prenderebbe paura. Hristo Hristov è stato ritrovato morto. Noi, nonostante l'invito a tacere, accuse di superficialità, di cinismo latente, di possibili censure, abbiamo deciso di avventurarci in un'altra terribile nota. Poco sospesa. A volte ci si gioca la vita anche con le parole. Potremmo sospendere il gioco e dire tutti a casa. Un nostro maestro d'alpinismo, davvero profondo, in quanto maestro, distingueva l'alpinismo da tutti gli altri sport, nel senso etimologico del termine che pochi conoscono, ormai perduto, tramite la sospensione: l'alpinismo è uno sport dove non puoi sospendere il gioco. Se sei lassù, tra le montagne, pareti, in mezzo alle difficoltà, non puoi dire basta, sono stanco del gioco, sospendiamo tutto, vado a farmi una doccia. Perciò, per una volta, proviamo a trasportare il rischio dell'attività di cui parliamo nelle parole con cui parliamo e mediante le quali abbiamo da molto tempo iniziato un discorso. Non accogliamo quindi l'invito scritto nell'ultimo reportage di Manuel Lugli, sempre lucido e obiettivo, di sospendere il giudizio. Di fronte alle cose che ripugnano [che fanno a pugni con la sensibilità di chi scrive] è stupido tacere. E non tacere significa giudicare... puntare l'indice, per quanto tutto ciò non sia niente di assoluto, ma estremamente relativo. Che poi questa relatività venga condivisa da altri, non è affare nostro. Ma almeno si è fatto un tentativo di spostare dalla propria strada e da chi la condivide ciò che ti prende a pugni e che cerchi di spostare, semplicemente, con un indice. Senza bisogno di guerre. Con la forza delle parole. Insomma, è una questione di legittima difesa, non di offesa. E se non bastasse quello che ha scritto Lugli, invitiamo i nostri lettori/detrattori di avere il coraggio di andare a leggersi quello che è riportato nei vari diari delle spedizioni. Perché ci vuole coraggio per leggere certe scritture. Non solo letterario. A vedere quante nefandezze e miserie si compiono sulle grandi montagne del mondo in nome di che o di cosa. Di quali motivazioni profonde e complessità possano emergere da chi rifiuta la complessità. Da chi parla solo di numeri e cifre, fatto non fatto, salita e discesa, campi e ippocampi [in verità le persone che salgono con un certo stile alle alte quote sembrano più affini a muli marini, subacquei, che a uomini], cima e non cima, 8848 metri +/- 2 cm, da chi riduce tutto ai minimi termini dimenticando l'immenso mondo che sta intorno a una montagna. D'altra parte, dice spaventosamente male Lugli, che Erri De Luca CI ha regalato la più bella descrizione dell'alpinismo d'alta quota che LUI abbia mai sentito. Per noi è la più oscena [ci per-doni il grande scrittore napoletano, ma noi interpretiamo come fosse scritto ob-scena, che va contro la scena, o con uno sforzo ancora maggiore che ob-scura la scena]. La più parziale, che dipinge solo una parte di mondo. Se tutto il nostro salire alle alte quote fosse spinto dalla ricerca d'ossigeno «dove meno ce n'è», ahinoi. Una vera sfida alla complessità del nostro agire. Nonostante ci sub-limiamo sotto «fatica, azione e, a volte, azzardo» nati molto prima e terminati molto dopo, magari limati sopra, ora, dopo la fatidica cima, a un biglietto da visita con scritto EVEREST SUMMITER. Molti asiatici e americani usano farlo. Noi ripudiamo e non giustifichiamo questa forma di alpinismo che sta intasando molte montagne, portando alla morte molte più persone di quello che già una pratica di per sé pericolosa comporta. Che sta alimentando un'industria di commercio della vita ignominiosa tanto quanto altre ben più gravi. Che giro economico c'è intorno a queste montagne? Quanto s'intascano governi e industrie grazie alla riduzione di complessità che offre l'utilizzo dell'ossigeno? Quante migliaia di persone sono giunte, sognanti e paganti, ai piedi delle grandi montagne grazie al suo/uso indiscriminato? Ha ragione, per così dire, Lugli. L'ossigeno serve anche per alimentare il sogno di molte persone. Molto prima dell'effettivo utilizzo. Senza le porte dell'immaginazione che apre l'ossigeno queste persone non sognerebbero, o perlomeno non farebbero certi tipi di sogno. E se non arriviamo a scrivere quanto si legge su certi giornali oggi, dopo la rinuncia di Gnaro Mondinelli alla vetta dell'Everest: - Mondinelli ha detto: «No, le bombole non le uso. O arrivo in cima con le mie forze oppure rientro». L’ossigeno, insomma, non fa parte del suo patrimonio genetico di alpinista tradizionale, non appartiene a quegli inganni dello spirito che, non solamente nell’alpinismo, occupano sempre più spazio della nostra vita. Perché l’ossigeno, in montagna, è equiparabile alla pasticca nel calcio o al doping nel ciclismo: quindi o si è leali e si rispettano i codici morali che da sempre sorreggono l’alpinismo (e ancora qualche sport), oppure meglio lasciar perdere. Anche perché nessuno ti obbliga ad andare lassù (Il Giornale di Brescia) - se non arriviamo a dire questo vediamo però un'unica soluzione al problema, se problema è per la relatività che ci segue. Una soluzione radicale: VIETARE L'USO DI OSSIGENO SUPPLEMETARE ALLE ALTE QUOTE (se non per scopi medici). Il beneficio sarebbe enorme per tutti e tutto: persone [e non automi, tanto nelle motivazione che nella respirazione], ambiente, loro rapporti. E badate, non è questione di riservare la montagna a una élite. Tutt'altro. Il pericolo [la difficoltà] s-eleziona, ma non pregiudica la persona. L'alpinismo è aperto a tutti, ma non è per tutti. L'alta quota è aperta a tutti, ma non è per tutti. E se un tempo la storia, di fronte all'incognita, giustificava certe cose, ora è la storia stessa a negarle. Alex Busca e compagni l'hanno dimostrato in questi giorni. Gli altri restino a casa. E da oggi ci piacerebbe proclamare E' VIETATO L'USO DI OSSIGENO ALLE ALTE QUOTE. Cambierebbe la storia dell'alpinismo contemporaneo, a tutti i livelli, e si avvererebbe la profezia del nostro maestro d'alpinismo, ormai verso l'inesorabile tramonto ma mai stanco di ripeterla: «Gli alpinisti di oggi che tornano da EROI dalla cima/e più alta/e del mondo, rubata/e a forza d'ossigeno e aiuti occulti e supplementari, un giorno saranno presi a pedate nel culo». Ipse dixit.
continua intranews »


entra su intraisass.it

Libreria LA CASA DI GIOVANNI
GoMountain News
Pareti News
ERCOLE
FOCUS

@mail redazione@
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

_________________________________________________

© 2004 Antersass Casa Editrice. Tutti i diritti riservati
_________________________________________________

Copertina intraisass: Alessandro Pianalto, Kiko Trivellato, Maurizio Camposeo. Elaborazione grafica AbeLIX+8