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 Comunicati stampa

4 aprile 2005
Ufficio stampa Club Alpino Italiano
Giovanna Massini

 

CLUB ALPINO ITALIANO

 

Il Cai onora il pontefice che amava la montagna

Il Presidente generale del CAI

ricorda la figura di Giovanni Paolo II

Alla figura di Giovanni Paolo II è stato reso omaggio sabato 2 aprile durante la riunione a Milano del Comitato centrale di indirizzo e controllo, poche ore prima che Karol Woytila cessasse di vivere gettando nello sconforto milioni di fedeli. Giustificato il compianto della comunità alpinistica, in occasione della scomparsa avvenuta nella serata di sabato 2 aprile davanti agli occhi trepidanti del mondo. Il pontefice che tanto ha amato la montagna lascia immagini indimenticabili: il suo sostare in vetta al Monte Bianco immortalato dall’obiettivo di Lorenzino Cosson, l’escursione con gli sci tra le nevi dell’Adamello, le passeggiate durante i soggiorni estivi tra i monti della Valle d’Aosta o del Cadore.  Come è stato ricordato nei giorni del lutto che ha fermato l’Italia, venti anni or sono furono le nevi dell’Adamello a costituire lo sfondo dello storico incontro tra il  papa polacco con il presidente Sandro Pertini: un abbraccio caloroso, pieno d'affetto e di stima, tra un grande spirito laico e la voce della fede e della speranza in nome della pace. Sulle nevi dell'Adamello Woytila ritornò nel 1988 a benedire l'altare in granito eretto in suo onore e la  Cresta Croce dal 31 dicembre 1999 è diventata Punta Giovanni Paolo II. Ed è stato ai piedi di queste nevi, a Pinzolo, che si è consumato nel 2004 in settembre l’omaggio probabilmente più sentito e commosso al “papa alpinista” con l’assegnazione della 33a Targa d'Argento, simbolo e testimonianza della Solidarietà alpina.

Nei sogni di Angiolino Binelli, ideatore del premio e presidente del comitato organizzatore, c’era probabilmente un pontefice intento a condividere l’atmosfera conviviale di questa cerimonia a gloria degli uomini del soccorso alpino di tutto il mondo. Ma la circostanza risultò evidentemente impossibile da realizzare per le precarie condizioni di salute dell’illustre premiato.

La targa venne perciò ritirata dal cardinale Crescenzio Sepe. E a Binellli non restò che leggere con voce commossa la dedica all’ideale compagno di scalate di quell’esercito silenzioso rappresentato dagli uomini del soccorso alpino, definendolo “testimone infaticabile, tenace e ispirato della Parola di Cristo che trova la sua più alta espressione nel donare la propria vita per gli altri, uomo di profondo sentire, amantissimo della montagna, di chi la vive quotidianamente, e dei valori di solidarietà e di fratellanza che da sempre essa conserva e trasmette nel silenzio rispettoso e sacro della sua spiritualità”. Particolare significativo. Gli omaggi della comunità alpinistica a Giovanni Paolo II si moltiplicavano il 18 maggio, in occasione del suo compleanno. Nel 2004 Oreste Forno realizzò il progetto di dedicargli quel giorno una serie di scalate invocando la pace, iniziativa che viene riproposta anche nel 2005. Con gli auguri per il genetliaco, una scalata di notevoli contenuti tecnici è stata anche dedicata l’anno scorso a Giovanni Paolo II sulle montagne valdostane da Arnaud Clavel e Mario Mochet, guide di Courmayeur. La via si trova sul Père Eternel, ardita guglia di 3224 m nel cuore del massiccio del Monte Bianco. Su “Giovanni Paolo II Papa tra i monti” - vale la pena di sottolinearlo a conclusione di questo breve consuntivo - è uscito di recente un prezioso libretto a cura di Nadia Milliery Ognibene e Raffaella Poletti (LeChateau editore, 112 pagine,15 euro) dove sono raccolti i discorsi pronunciati durante i soggiorni in montagna, presentati assieme a illuminanti cenni sulla vita. Il libro, secondo le parole del vescovo di Aosta Giuseppe Anfossi, rappresenta  un testo prezioso e anche il possibile inizio di “uno studio dove la spiritualità è coltivata e tutti vi possono attingere”.

 

“Un grande Papa interprete del mondo contemporaneo”

La morte di Giovanni Paolo II mi ha riportato alla mente l'incontro avuto con Lui due anni prima che Egli salisse al soglio pontificio e precisamente nell'anno 1976 durante un Congresso Internazionale di Filosofia nel quale eravamo entrambi coinvolti come relatori. Lui, Arcivescovo di Cracovia e professore di Filosofia morale all'Università di Lublino, io giovane assistente di filosofia morale. Ricordo, in particolare, che a me venne affidato dagli organizzatori del Congresso (tenutosi a Genova e a Barcellona) l'incarico di coordinatore di una sezione che aveva come tema: "La questione del dualismo". Mi toccò il compito, in qualità di moderatore, di dargli la parola e di riassumere brevemente, alla fine del Suo intervento, gli elementi essenziali dell'analisi teoretica da Lui svolta. In effetti avevamo già da allora due cose in comune: una formazione culturale e filosofica improntata alla lezione della "fenomenologia di Husserl" (orientamento di pensiero su cui non posso soffermarmi per ovvie ragioni) e la passione per la montagna. Due "oggetti intenzionali" assunti con quell'atteggiamento "empatico" che il padre della Fenomenologia, l'ebreo moldavo Edmund Husserl professore in molte Università di Germania e maestro di Heidegger (altro grande filosofo appassionato di escursionismo alpino), definiva con il sostantivo tedesco "Einfuellung".

Attraverso questi due coinvolgenti riferimenti (filosofico e montanaro) mi piace ricordare la memoria di un grande Papa interprete del mondo contemporaneo e lo faccio in conformità di quello spirito laico ed aconfessionale che caratterizza l'identità storica del Club alpino italiano. Spirito che intendo testimoniare con coerenza e nel rispetto di tutte le idee e le confessioni religiose dei nostri Soci.

Annibale Salsa
Presidente generale del Club Alpino Italiano

 


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Ufficio stampa Club Alpino Italiano

Responsabile: Pier Giorgio Oliveti

e-mail: pg.oliveti@cai.it

Redazione: Giovanna Massini – Gabriella Piccin

Tel. 02.205723242 - 02.205723244

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