CLUB ALPINO ITALIANO
Il Cai onora il
pontefice che amava la montagna
Il Presidente generale
del CAI
ricorda la figura di
Giovanni Paolo II
Alla
figura di Giovanni Paolo II è stato reso omaggio sabato 2 aprile durante
la riunione a Milano del Comitato centrale di indirizzo
e controllo, poche ore prima che Karol Woytila cessasse di vivere gettando
nello sconforto milioni di fedeli. Giustificato il compianto della
comunità alpinistica, in occasione della scomparsa avvenuta nella serata
di sabato 2 aprile davanti agli occhi trepidanti del mondo. Il pontefice
che tanto ha amato la montagna lascia immagini indimenticabili: il suo
sostare in vetta al Monte Bianco immortalato dall’obiettivo di Lorenzino
Cosson, l’escursione con gli sci tra le nevi dell’Adamello, le passeggiate
durante i soggiorni estivi tra i monti della Valle d’Aosta o del Cadore.
Come è stato ricordato nei giorni del lutto che ha fermato l’Italia, venti
anni or sono furono le nevi dell’Adamello a costituire lo sfondo dello
storico incontro tra il papa polacco con il presidente Sandro Pertini: un
abbraccio caloroso, pieno d'affetto e di stima, tra un grande spirito
laico e la voce della fede e della speranza in nome della pace. Sulle nevi
dell'Adamello Woytila ritornò nel 1988 a benedire l'altare in granito
eretto in suo onore e la Cresta Croce dal 31 dicembre 1999 è diventata
Punta Giovanni Paolo II. Ed è stato ai piedi di queste nevi, a Pinzolo,
che si è consumato nel 2004 in settembre l’omaggio probabilmente più
sentito e commosso al “papa alpinista” con l’assegnazione della 33a Targa
d'Argento, simbolo e testimonianza della Solidarietà alpina.
Nei sogni
di Angiolino Binelli, ideatore del premio e presidente del comitato
organizzatore, c’era probabilmente un pontefice intento a condividere
l’atmosfera conviviale di questa cerimonia a gloria degli uomini del
soccorso alpino di tutto il mondo. Ma la circostanza risultò evidentemente
impossibile da realizzare per le precarie condizioni di salute
dell’illustre premiato.
La targa
venne perciò ritirata dal cardinale Crescenzio Sepe. E a Binellli non
restò che leggere con voce commossa la dedica all’ideale compagno di
scalate di quell’esercito silenzioso rappresentato dagli uomini del
soccorso alpino, definendolo “testimone infaticabile, tenace e ispirato
della Parola di Cristo che trova la sua più alta espressione nel donare la
propria vita per gli altri, uomo di profondo sentire, amantissimo della
montagna, di chi la vive quotidianamente, e dei valori di solidarietà e di
fratellanza che da sempre essa conserva e trasmette nel silenzio
rispettoso e sacro della sua spiritualità”. Particolare significativo. Gli
omaggi della comunità alpinistica a Giovanni Paolo II si moltiplicavano il
18 maggio, in occasione del suo compleanno. Nel 2004 Oreste Forno realizzò
il progetto di dedicargli quel giorno una serie di scalate invocando la
pace, iniziativa che viene riproposta anche nel 2005. Con gli auguri per
il genetliaco, una scalata di notevoli contenuti tecnici è stata anche
dedicata l’anno scorso a Giovanni Paolo II sulle montagne valdostane da
Arnaud Clavel e Mario Mochet, guide di Courmayeur. La via si trova sul
Père Eternel, ardita guglia di
3224 m nel cuore del
massiccio del Monte Bianco. Su “Giovanni Paolo II Papa tra i monti” - vale
la pena di sottolinearlo a conclusione di questo breve consuntivo - è
uscito di recente un prezioso libretto a cura di Nadia Milliery Ognibene e
Raffaella Poletti (LeChateau editore, 112 pagine,15 euro) dove sono
raccolti i discorsi pronunciati durante i soggiorni in montagna,
presentati assieme a illuminanti cenni sulla vita. Il libro, secondo le
parole del vescovo di Aosta Giuseppe Anfossi, rappresenta un testo
prezioso e anche il possibile inizio di “uno studio dove la spiritualità è
coltivata e tutti vi possono attingere”.
“Un grande Papa interprete del mondo
contemporaneo”
La
morte di Giovanni Paolo II mi ha riportato alla mente l'incontro avuto con
Lui due anni prima che Egli salisse al soglio pontificio e precisamente
nell'anno 1976 durante un Congresso Internazionale di Filosofia nel quale
eravamo entrambi coinvolti come relatori. Lui, Arcivescovo di Cracovia e
professore di Filosofia morale all'Università di Lublino, io giovane
assistente di filosofia morale. Ricordo, in particolare, che a me venne
affidato dagli organizzatori del Congresso (tenutosi a Genova e a
Barcellona) l'incarico di coordinatore di una sezione che aveva come tema:
"La questione del dualismo". Mi toccò il compito, in qualità di
moderatore, di dargli la parola e di riassumere brevemente, alla fine del
Suo intervento, gli elementi essenziali dell'analisi teoretica da Lui
svolta. In effetti avevamo già da allora due cose in comune: una
formazione culturale e filosofica improntata alla lezione della
"fenomenologia di Husserl" (orientamento di pensiero su cui non posso
soffermarmi per ovvie ragioni) e la passione per la montagna. Due "oggetti
intenzionali" assunti con quell'atteggiamento "empatico" che il padre
della Fenomenologia, l'ebreo moldavo Edmund Husserl professore in molte
Università di Germania e maestro di Heidegger (altro grande filosofo
appassionato di escursionismo alpino), definiva con il sostantivo tedesco
"Einfuellung".
Attraverso questi due coinvolgenti riferimenti (filosofico e montanaro) mi
piace ricordare la memoria di un grande Papa interprete del mondo
contemporaneo e lo faccio in conformità di quello spirito laico ed
aconfessionale che caratterizza l'identità storica del Club alpino
italiano. Spirito che intendo testimoniare con coerenza e nel rispetto di
tutte le idee e le confessioni religiose dei nostri Soci.
Annibale Salsa
Presidente generale del Club Alpino Italiano
____________________________