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Rivista di Letteratura, Alpinismo e Arti Visive   
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Comunicati culturali 

12 Novembre 2005
Le Tracce
 

TAMBURELLO CULTURA
presenta

LA VOCE DEI MONTI
XVI EDIZIONE DI PROIEZIONE DIAPOSITIVE 2005


Presso “SPAZIO GIRASOLE"
A Treville di Castelfranco Veneto
Sala “Le Radici e le ali”
Ingresso libero
Inizio proiezioni ore 20.45

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Venerdì 11 Novembre 2005
“Vestivamo alla montanara: evoluzione
dell’arrampicata dagli 70 ai nostri giorni”
diapositive di Rudi Vittori
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Venerdì 18 Novembre 2005
“I Piani Eterni, le grotte e altri misteri”
diapositive di Marco Salogni
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Venerdì 25 Novembre 2005
“Dalle Dolomiti agli ottomila”
diapositive di Soro Dorotei
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Venerdì 2 Dicembre 2005
“Cordillera Blanca: Al di là delle montagne”
diapositive di Vittorino Mason & Piera Biliato
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Venerdì 9 Dicembre 2005
“Vie e vicende nelle Dolomiti”
diapositive di Ivo Rabanser e Orietta Bonaldo
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Venerdì 16 Dicembre 2005
“Pellegrino moderno su sentieri antichi”
diapositive di Danilo Angeli

Appuntamenti in dettaglio

Venerdì 11 Novembre 2005 ore 20:45
“Vestivamo alla montanara: evoluzione dell’arrampicata dagli 70 ai nostri giorni” diapositive di Rudi Vittori

Rudi Vittori è nato a Sagrado (GO) nel 1956. Diplomato al Liceo Scientifico di professione è Imprenditore industriale e consulente direzionale d’azienda. Pratica la montagna dall’età di quattro anni, grazie alla madre appassionata escursionista. Realizzazioni di rilievo prima dei dodici anni. Nel 1968 inizia l’attività speleologica che abbandona poco tempo dopo. Nel1972 nel corso di un viaggio studio in Inghilterra ho l’occasione di sale alcune montagne tra cui il Ben Nevis. Nel 1974 frequenta un corso di alpinismo ed inizia ad arrampicare. Dal 1974 al 1979 prime salite di impegno nelle Alpi Giuli e nelle Dolomiti. Dal 1979 / 1980 entra a far parte, per obblighi di leva, del Corpo degli Alpini e consegue il diploma di Istruttore Militare di Alpinismo. Faccio parte delle squadre di soccorso in occasione delle attività della Brigata Julia. Nel 1980 consegue il brevetto di Istruttore di Alpinismo del CAI e tra le altre ripete la via Lavaredo - Spigolo Giallo ( 6°-), Cassin alla Piccolissima 6°, Alpi Giulie - Spigolo Deye 6° - Comici alla Riofreddo 6° A1. Nel 1983 Spedizione al Cerro Mercedario - Ande Argentine m6770. Apertura di un nuovo itinerario di salita alla Cresta Sud Ovest. Difficoltà 4°+ su roccia 60° su ghiaccio e misto. 3000 metri di dislivello. Dal 1983 al 1987 la sua attività alpinistica lo vede nel :Monte Bianco:Pilone Centrale di Freney 6° A2, Grand Capucin - Via Bonatti 7°, Grand Capucin - Via degli Svizzeri 6°+AO, Mont Blanc de Tacul - Couloir Gervasutti, Mont Maudit - Via Kufner, Monte Bianco - Sperone della Brenva, Dente del Gigante - Via Comune in solitaria 4°, Marmolada: Parete Sud - Via Vinatzer 7°, Parete Sud - Via Gogna 7°- A0, Parete Sud - Via Don Chiscotte 6°, Piz Ciavazes: Via Abram 7°-, Via Micheluzzi e variante Buhl 6°, Diedro Vinatzer 6°, Torri del Sella: Messner 7°-, Tre Cime: Fessura Preuss 5° in solitaria Cima Ovest Via Cassin 7° / A0, Cima Grande Via Comici 7° A0, Sass De la Crusc: Messner al Gran Muro 7°, Messner al Pilastro di Mezzo 7° , Cima Scotoni: Via Lacedelli 7° A0, Via dei Fachiri 6°+, Tofana di Rozes: Via Costantini-Apollonio 7°A0, Alpi Giulie: Piccolo Mangart Diedro Cozzolino 6°, Piccolo Mangart Pilastro Piussi 6°+ A2, Cavallo: Gocce di Tempo 7° (Prima ripetizione e variante di 7°), Diedro Lomasti 6° ,Site:Via Belac Zupan 6°+. Nel 1987-1988 durante un anno di permanenza Germania riesce a salire diverse pareti e cime nel Gruppo del Kaiser Gebirge e in Tanhaimer Tal. Nel 1993, in Egitto, sale le Piramidi di Cheope e di Chefren (eludendo i divieti). Nel 1994 nel corso di alcuni viaggi di lavoro nei paesi arabi riesce a salire un certo numero di cime inesplorate in Siria, e alcune pareti vergini di difficoltà fino al 4°. Attraversa il deserto degli Emirati Arabi da Dubai ad Al Ain e da Al Ain ad Abu Dhabi. Dal 1988 al 1996 svolge un’attività alpinistica di ricerca su Gruppi montuosi poco noti e frequentati. Fonda la Scuola Isontina di Alpinismo del CAI di Gorizia e Monfalcone di cui è il direttore. Nel triennio 1987-1989 ho fatto parte della Commissione Biveneta Scuole di Alpinismo. Giornalista Pubblicista dal 1986, è redattore del periodico Alpinismo Goriziano e collabora con diverse riviste del settore. Fa parte del consiglio di redazione dell’Annuario del CAAI (Club Alpino Accademico). Dal 1986 sono Accademico del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). Nel 1995 mi è stato conferito il chiodo d’argento come alpinista al Festival Internazionale della Montagna di Trento. Attualmente sta scrivendo un libro, per conto del Centro Documentazione Alpina di Torino sui sentieri del Friuli Venezia Giulia, e sulle leggende e tradizioni di tali luoghi.

Con circa 250 immagine in dissolvenza multimediale l’autore illustrerà il suo viaggio di vent’anni d’arrampicate in giro per il mondo. Partendo dall’esperienza personale Rudi cercherà di parlare di quella che è stata l’evoluzione o l’involuzione dell’Alpinismo degli anni 70-80 fino ai giorni nostri. Dall’abbigliamento, ai materiali, gli stili e le motivazioni che spingono l’uomo a salire in alto. Il modo di pensare e di porsi nei confronti dell’alpinismo è cambiato di generazione in generazione e oggi cerca ancora i suoi spazi, montagne e pareti da salire. Ma come, dove e con che cosa?
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Venerdì 18 Novembre 2005 ore 20:45
“I Piani Eterni, le grotte e altri misteri”
diapositive di Marco Salogni

Il Gruppo Speleologico Valdobbiadene è nato alla fine degli anni '60. Per molto tempo ha svolto un intensa attività sul massiccio del Cesen (prealpi trevigiane), culminata con l'esplorazione della grotta Bortolomiol, un abisso che arriva a -370 m. di profondità. Nel 1984 nasce l'idea di esplorare un area selvatica e di difficile accesso, ma di enorme fascino: i Piani Eterni, romito angolo delle Alpi Feltrine, fino ad allora sconosciuto dal punto di vista speleologico. È l'inizio di una sorprendente avventura, che porterà alla scoperta del Complesso dei Piani Eterni, una grotta che sfiora i mille metri di profondità e che si sviluppa per oltre dodici chilometri, e che ancora continua. Assieme ad altri autori Marco Salogni ha pubblicato il libro “Le grotte dei Piani Eterni”, una delle poche testimonianze di questa conca carsica ricca di cavità naturali.

Anche se invisibili, le grotte esistono e spesso segnano in modo significativo un territorio. Pochi sanno che le montagne venete sono profondamente segnate dal carsismo, e che racchiudono un gran numero di abissi, alcuni ancora in fase di esplorazione, e molti altri ancora da scoprire. La possibilità di scoprire luoghi mai percorsi prima da essere umano è una delle possibilità più affascinanti che la speleologia concede, e quando questo avviene in un luogo di indefinibile fascino e bellezza, come sono i Piani Eterni, la scoperta acquista un sapore particolare. In questa serata il Gruppo Speleologico Valdobbiadene presenta la propria attività di esplorazione svolta in questo romito angolo delle Alpi Feltrine, i Piani Eterni. Un attività nata in sordina nel 1984, e poi esplosa con la scoperta di una grotta che scende fino a quasi mille metri di profondità, e che si ramifica per circa 12 chilometri, una delle più importanti in ambito nazionale. La scoperta di questo “nuovo mondo” ha significativamente cambiato la vita ai componenti del Gruppo Speleo, fino ad allora dediti sopratutto al Massiccio del Cesen, dove l’esplorazione della grotta Bortolomiol (arrivata fino a –370 m di profondità) aveva per lungo tempo assorbito le energie. I Piani Eterni hanno occupato 20 anni di attività, con ritmi ed intensità che chi non conosce la speleologia fa in genere fatica a capire. A differenza dell’alpinismo, in cui ogni “via” aperta costituisce storia a sè, la speleologia è un attività in cui l’esplorazione, il rilievo topografico, gli studi sulla geologia, l’idrologia, la fauna sotterranea, eccetera si intrecciano e si legano gli uni agli altri, ogni nuova scoperta è utile per ampliare la conoscenza del mondo ipogeo. Non esiste un punto d’arrivo definitivo, prevale solo lo stimolo a scoprire che cosa c’è oltre il buio che riempie le montagne. L’attenzione del Gruppo non è stata rivolta solo alle grotte, i Piani Eterni sono soprattutto uno dei luoghi più belli del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, e con questa proiezione si cercherà di renderne un idea, illustrando sia il più conosciuto versante attorno a malga Erera, sia i più impervi lati orientali, che guardano la Val del Mis. Va chiarito che il Parco ha classificato quest’area come “riserva integrale”, ovvero interdetta a chiunque, se non per motivi di studio, quindi il normale escursionista non vi può accedere. Al di là delle classificazioni ufficiali, si tratta di un area fortemente vocata alla “wilderness”, dove i segni dell’uomo accompagnano il paesaggio senza deturparlo. L’esplorazione delle grotte, avvenuta sempre col pieno rispetto dell’ambiente, è un punto di vista particolare su quest’area solitaria e affascinante.
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Venerdì 25 Novembre 2005 ore 20:45
“Dalle Dolomiti agli ottomila”

diapositive di Soro Dorotei

Soro Dorotei è nato a Belluno nel 1951. Guida alpina, gestore del rifugio al Passo Duran dal 1991, ha svolto un’intensa attività sulle Alpi ma soprattutto in Dolomiti dove ha aperto centocinquanta vie ed effettuato molte prime ripetizioni. Dal 1983 inizia a frequentare le grandi montagne Himalyane degli “ottomila” partecipando a nove spedizioni e salendo sei cime di 8000 metri: Lhotse m8511, K2 m8611, Nanga Parbat m8125, Manaslu m8163, Annapurna m8091, Broad Peak m8042. Organizza trekking con salite a cime di 6000 e 7000 metri in quei territori che per lui sono sempre di grande richiamo. Oggi cerca ancora di coniugare il suo lavoro in rifugio con la famiglia e la grande passione per la montagna.

L’autore illustrerà con bellissime ed avvincenti immagini quello che è stato il suo percorso alpinistico e la sua filosofia di vita: fare della grande passione e l’amore per la montagna una scelta di vita. Un modo per guadagnarsi da vivere godendo di ogni attimo del proprio lavoro. Una scelta che costa dei sacrifici e che molti giovani oggi non trovano il coraggio per viverla pienamente. Dalle prime salite in Dolomiti alle grandi avventure nel mondo himalayano con le spedizioni organizzate da Agostino Da Polenza, tutto un viaggio aereo di cime, valli, appicchi, creste, ghiaccio, neve e appigli che hanno e sostengono ancora la sua vita in un mirabile incedere proteso sempre verso nuovi orizzonti.
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Venerdì 2 Dicembre 2005 ore 20:45
“Cordillera Blanca: Al di là delle montagne”

diapositive di Vittorino Mason & Piera Biliato

Vittorino Mason è nato a Loreggia (Padova) nel 1962. Risiede e lavora a Castelfranco Veneto dove da oltre dieci anni svolge anche l’attività di promotore culturale. È l’ideatore della rassegna “La voce dei monti”, coordinatore del Gruppo Naturalistico Le Tracce, scrive per riviste specializzate di montagna, è socio di Mountain Wilderness e fa parte del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna). Ha percorso in bicicletta i paesi celtici (Scozia, Irlanda e Bretagna) e ha fatto diversi trekking: Annapurna (Nepal), GR20 (Corsica), Parco del Tricorno (Slovenia), Alto Atlante (Marocco), attraversata degli Alti Tatra (Slovacchia-Polonia), Spedizione Andinistica-Umanitaria Ecuador 2002 con le salite all’ Illiniza Norte m5126 e Cotopaxi m5897. Nel 2003 ha salito lo Stok Kangri 6150m (Ladakh) e nel 2004 il Nevado Pisco m. 5752 con l’attraversata dell’Alta Via Don Bosco (Perù). Nel 1987 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie "Carta straccia", nel 1995, assieme allo scenografo Luis, il libro "Nel gioco dei potenti speranza e libertà" e la sua seconda raccolta di poesie "In silenzio". In più occasioni ha proposto le sue poesie in veste figurativa esponendo in varie città del Veneto. Nel 1986 e nel 1989 ha conseguito il primo premio al concorso di poesia “II ponte della bontà” di Treviso e nel 2000 il secondo premio al concorso di narrativa Carlo Mauri. Nel 2001 ha pubblicato il libro "Sui sentieri dei portatori himalayani", nel 2004 il libro di racconti di montagna “ I racconti del Mugo” e nel 2005 “Il profumo del tè alla menta”. Piera Biliato sua compagna, vive e lavora a Castelfranco Veneto e oltre a dipingere, ha esposto le sue opere in diverse occasioni, condivide con lui molti interessi, tra cui la montagna. Fa parte del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna ed è Operatore Naturalistico del Cai.

“Quante volte avevo sentito le parole “Ande, Catena Andina, Cordillera Blanca, Huascarán, Alpamayo” e ogni volta nel mio immaginario attraversavo quelle montagne e gli altopiani andini con il sottofondo di flauto e charango. Andavo con gli occhi tra quei paesaggi, in parte coperti da terrazzi coltivati ad orzo, patate e mais, tra i volti rugati dal sole dei campesinõs, con lo sguardo rivolto all’insù che s’impregnava del magico alone che danza sopra quelle cime immacolate di neve e ghiaccio, sperando un giorno di poterle viverle. Quanti picchi, ghiacciai, crepacci, morene, valli tra quei sogni ad occhi aperti! Poi un giorno, grazie all’amico Franco Michieli, il mio sogno cominciò a prendere una forma più reale. Franco, esperto viaggiatore ed esploratore di linee geografiche senza confine, scritte solo sulla carta, c’era già stato più volte in quei luoghi e nel corso delle sue peregrinazioni sulla Cordillera Blanca in compagnia di un gruppo di ragazzi andini (guide, aspiranti guide e portatori) della Scuola di alta montagna “Don Bosco en los Andes” di Marcarà , gestita dall’Operazione Mato Grosso, era riuscito ad individuare una possibile linea di passaggio che collegasse i tre rifugi presenti nella Cordillera e la attraversasse tutta. Ancora in fase di perfezionamento, mantenendosi a una quota che va dai 3500 ai 5000 metri, l’Alta Via Don Bosco si snoda tra valli, passi alpini, morene, luoghi selvaggi, lagune e villaggi di unmondo arcaico e lontano dal nostro quotidiano. Un’esperienza da vivere con il supporto fondamentale dei ragazzi della scuola senza i quali l’attraversata diventerebbe improba non essendo segnata se non da qualche ometto. Accolti dalle missioni dell’Omg, prima a Lima, poi a Marcarà, abbiamo messo appunto il trekking che volevamo fare e nell’occasione conosciuto anche Padre Ugo de Censi, il salesiano valtellinese che 35 anni fa mise in piedi l’Omg, che oggi conta 200 volontari distribuiti nelle varie missioni dell’America Latina e altri 3000 che operano in Italia. L’appoggio dei ragazzi della scuola è stato l’ingrediente che ha permesso a me e Piera, la mia compagna, di vivere non solo un’esperienza alpinistica, ma di coniugare a questa l’aspetto della solidarietà e della cultura dei luoghi visitati alla conoscenza e il rapporto con un grande gruppo come quello dell’O.M.G. visitando in un secondo momento anche altre missioni. Il nostro è stato un viaggio “oltre le montagne”; le grandi e spettacolari pareti nonostante tutto sono poca cosa di fronte a tutto ciò che li sta attorno: i campesinõs, la natura, il paesaggio, i momenti più semplici condivisi in compagnia della povera gente e dei volontari dell’Operazione. Allora andare “Oltre le montagne” ha significato per me andare dentro la montagna, entrare nel cuore di chi l’abita, coglierne gli aspetti della loro cultura e identità, scivolare nella loro terra, dalle valli alle cime, cercando non di conquistare qualcosa, ma di essere conquistato, non preso da sogni di vanagloria cercando di aprire o salire questa o quella via che effimera, la montagna e il tempo prima o poi cancellerà, ma cercando l’esperienza profonda, autentica, il contatto con l’anima che vive e pulsa dentro e fuori di noi. Meravigliarsi, incontrarsi e scoprirsi parte di questo, fa si che l’esperienza vissuta ne moltiplichi l’effetto e come un eco di risonanza si espanda, promulga dentro me qualcosa che rimarrà anche più in là con gli anni. “
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Venerdì 9 Dicembre 2005 ore 20:45
“Vie e vicende nelle Dolomiti”

diapositive di Ivo Rabanser e Orietta Bonaldo

Ivo Rabanser, trentaquattro anni, gardenese, guida alpina, è sempre stato associato con il Sassolungo, la montagna “di casa”, di cui ha compilato con certosina precisione la guida per la collana Monti d’Italia e scritto una monografia in collaborazione con Dante Colli, e su cui ha aperto numerosi e impegnativi itinerari durante i vent’anni e oltre della sua attività, iniziata molto precocemente. Ma il legame che lo accomuna ai grandi alpinisti del passato l’ha portato a ripercorrere le loro orme e a ricercare il loro vissuto su tutte le grandi pareti dolomitiche, e, quando era possibile, a volerli incontrare di persona.

Orietta Bonaldo, quarantasei anni, veneziana della terraferma, informatica, campionessa italiana di arrampicata su ghiaccio nel 2003. Si definisce un’ ”alpinista qualunque”, pur avendo all’attivo qualche centinaio di ascensioni nell’intero arco alpino, con predilezione per la roccia “solare” delle Dolomiti, delle quali conosce ogni gruppo. Una cittadina che a un certo punto ha scoperto le montagne e l’alpinismo e ne ha fatto il fulcro dei suoi interessi.

Consapevoli che l’abilità e la bravura di un alpinista restano scritte nelle linee che ha saputo individuare sulla roccia, ma che i desideri, le lotte, la paura, la fatica, i sogni e i fallimenti degli uomini piccoli e grandi che compiono o ripercorrono queste “imprese” andranno persi se non saranno conservati dalla parola scritta, hanno selezionato cinquanta vie in Dolomiti e le hanno accompagnate da racconti e immagini di storie vissute nel passato e nel presente, affinché l’aspetto epico non vada perso e queste vie non vengano consumate come cibi precotti e ridotte a sfilze di gradi, com’è oggigiorno il destino di molte grandi vie. Un’occasione per ripercorrere pareti e personaggi delle montagne più belle del mondo e anche di affrontare alcuni dei temi scottanti dell’alpinismo di sempre. Un “incontro con gli autori”, che presenteranno attraverso immagini e parole il loro progetto che si è concretizzato in un libro-guida, “Vie e vicende nelle Dolomiti”, 50 itinerari scelti e raccontati” .
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Venerdì 16 Dicembre 2005
ore 20:45
“Pellegrino moderno su sentieri antichi”

diapositive di
Danilo Angeli

Danilo Angeli è nato nel 1943 a Condino (Trento) e ora risiede a Pietramurata. Cavagliere della Republica Italiana, gli è anche stata conferita la medaglia d’argento dal CONI pere meriti sportivi. Dopo aver percorso in lungo e in largo l'Europa, ha dedicato il suo tempo libero a conoscere il mondo, percorrendo, zaino in spalla e guida "LONELJ PLANET", buona parte del Sud America: Perù, Bolivia, Ecuador, Messico, scalando alcune cime, e da San Pietroburgo ha attraversato la Russia fino a Vladivostok, sul mar del Giappone percorrendo la “Strada di ferro”, la Transiberiana. Quale appassionato camminatore solitario, ha percorso a piedi: nel 1999 Milano-Santiago de Compostela, km 2000 circa, in due mesi e cinque giorni, alla media di 30 Km/gg, nel 2000, in occasione del Giubileo, Pietramurata (TN) - Roma, Km 680 in diciotto giorni, alla media di 37,5 Km/gg, nel 2003 Donauwort - Altino (VE), la via "CLAUDIA AUGUSTA ALTINATE", Km 735 circa, in diciannove giorni, alla media di 38.5 Km/gg. Per il futuro, il mio sogno nel cassetto: "LA MURAGLIA CINESE", non tutta ma almeno un paio di mille chilometri. Più che un appassionato di montagna nel senso classico della parola, si ama definire un pellegrino che cammina per conoscere il mondo e se stesso.

L’autore con l’ausilio delle immagini ci accompagnerà nel suo lungo pellegrinare per strade, sentieri e i luoghi della fede. “Era un sogno posto in un cassetto… percorrere un cammino tracciato in oltre undici secoli dalle genti della vecchia Europa: raggiungere a piedi, partendo dal mio paese, la fine del mondo allora conosciuto, FINISTERRA. Camminando su quel sentiero sono giunto a SANTIAGO DE COMPOSTELA (San Giacomo nel campo della Stella) e su quel cammino ho incontrato…”

 

 

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